Niente di nuovo sul fronte occidentale

Le vicende si svolgono nel 1913, durante la prima guerra mondiale. Paul Börner, italiano di nascita, viene incitato dal suo professore Kantorek all’arruolamento nell’esercito. Il professore aveva le sue idee di patriottismo e di sacrificio di se stessi per la Grande Germania, e trovò giusto insegnare alle nuove generazioni questi principi. Partendo dai principi è però riuscito a “riempire la testa di bolle d’aria”, come dice Paul, conducendo dei ragazzi ancora diciottenni al banco arruolamenti. Fu questa la storia dell’entrata di Paul e dei suoi compagni nel mondo della guerra. Paul, Müller, Kat, Kropp e tutti i loro compagni di scuola si rendono subito conto della sciocchezza che avevano commesso, ma ormai era troppo tardi per tornare indietro. La prima notte al fronte e già la metà della classe lascia questo mondo… il primo momento di calma fa capire a tutti in quale orribile mondo erano capitati: il campo devastato dalle granate, le grida dei feriti che si trascinano in cerca d’aiuto, il tutto in un turbinio di morte e distruzione.

Dopo alcuni mesi di trincea i ragazzi stentano a riconoscersi. Sono molto cambiati. La guerra li ha cambiati. Paul ha ormai visto molte volte la morte in faccia, come tutti lì, e comincia a imparare come muoversi in guerra; i tre mesi di addestramento non erano bastati per prepararli alla guerra e avevano dovuto farsi le ossa sul campo. Molti però non ne avevano avuto il tempo. Dopo alcuni spostamenti Paul e il suo reggimento vennero assegnati al fronte francese e spediti in trincea. “Si avanza!” è l’ordine che sopraggiunge e che spinge verso le trincee nemiche. “Ritirata!” giunse poi, e tutti a scappare, mettersi al riparo, mentre le mitragliatrici e le granate spezzano le linee e spazzano il campo. Paul, alcuni amici e delle reclute rimangono bloccati in un forte. Subito si rivela la differenza tra le giovani reclute e Paul e i suoi amici. I nuovi arrivati non sanno trattenersi e se fossero rimasti ancora qualche ora in quella condizione sarebbero impazziti. Finalmente i francesi si ritirano e Paul e gli altri ricevono il cambio. Possono tornare in caserma. Si fa la conta. Del loro reggimento solo sei su centocinquanta erano sopravvissuti, e Paul era fra questi.

Una licenza! Dopo quasi un anno Paul ne ottiene una. Nel tempo passato in trincea la morte non aveva mai dato tregua e altri amici del giovane lo avevano lasciato. Una volta tornato a casa si accorge di quanto gli adulti si sbagliassero sul conto della guerra. Dovunque andasse qualcuno gli offriva una sigaretta, o da bere, ma lui non voleva essere orgoglioso di essere un soldato, visto che per lui era la peggior cosa esistente; loro credevano che sul campo di battaglia si acquistasse onore e successo, invece solo paura, dolore e sofferenza. Delle due settimane di licenza passa la seconda a riflettere e a temere il ritorno al fronte.

Si torna in caserma. Paul e gli amici partecipano ad un periodo di addestramento supplementare. Lunghe sono le sere da passare con gli amici e allora si va in paese a divertirsi. Paul e gli altri si imbattono nel loro vecchio istitutore Kantorek e gli mostrano quanto la guerra li avesse fatti uomini (parole di Paul) riempiendolo di legnate. Di nuovo in trincea. Durante un bombardamento si rivede la differenza con le reclute, che venivano addestrate sempre meno, per via del bisogno di truppe. Una notte Paul viene scelto per un’incursione. Una granata scoppia e Paul viene scagliato lontano dal resto del gruppo. Comincia un bombardamento. La mitragliatrice nemica tuona. Paul sa che deve rifugiarsi in un cratere perché è più difficile che ricada una granata nello stesso punto. Ad un tratto piomba nel cratere un soldato francese. Per un attimo interminabile i due si guardarono negli occhi e poi il coltello di Paul scintilla nel buio della notte. Il soldato cade a terra. Paul rimane li a osservarlo. Sta ansimando. Se avesse una pistola lo finirebbe ma ha perso la sua e non ha il coraggio di finirlo con il coltello. Gli fa pena. È il primo uomo che vede in faccia dopo averlo ucciso; con le granate non è la stessa cosa. Arriva la mattina e Paul è ancora in quella buca e con quel uomo che è morto poco prima. Ha sofferto tutta la notte e Paul non ha avuto il coraggio di porre fine alle sue sofferenze. Ad un tratto la mitragliatrice smise di sparare. Paul riesce a uscire e a tornare al forte. Si tormenterà per tutto il resto della sua vita per quell’uomo.

Paul ha ricevuto tre schegge nel braccio a causa della granata, e con Müller, viene portato in ospedale gestito dalle suore per essere curato. A Müller viene amputato un piede e rischia la paralisi; non combatterà mai più. In questo ospedale Paul si rende conto di una cosa, parlando con un prigioniero ferito: gli avevano insegnato che erano loro i buoni, ma la stessa cosa era stata insegnata a quel francese. Riflette molto in questo periodo sull’uguaglianza tra francesi e italiani – tedeschi. Pensa anche alla grande ingiustizia che è la guerra: non è affatto giusto che, per il desiderio di qualcuno “in alto” debbano combattersi fra loro dalla stessa età, che invece avrebbero dovuto divertirsi insieme. Dopo tre settimane Müller viene mandato a casa con una protesi e Paul viene spedito al fronte.

Ormai tutti gli uomini sono allo stremo delle forze. Armi e munizioni non sono all’altezza della situazione. Il cibo è poco e scadente. Paul è di nuovo in trincea. Ormai è l’ultimo della sua vecchia classe rimasto a combattere. Uno spiraglio di speranza di uscire vivo da quella terribile guerra, faceva capolino; ai “piani alti” qualcosa stava succedendo. Ma intanto si continuava a combattere. Di nuovo l’ordine: “Avanti!”. E si eseguirono le manovre d’attacco; tutto il fronte avanza, per quella che sarà probabilmente, l’ultima grande avanzata. In quel giorno molte altre vite si spengono; Paul muore con loro. Questo giovane muore proprio quando in tutta Italia si spande la voce:

“Niente di nuovo sul fronte occidentale!”

Questo libro secondo me, punta soprattutto a mostrare al lettore l’orribile e insensata macchina di morte e distruzione che è la guerra; l’autore ci riesce soprattutto grazie al fatto che anche lui è stato in guerra.

Paul è l’esempio di un soldato al quale, come moltissimi altri, viene strappata la penna di mano e viene sostituita da un fucile. Nel corso degli anni che Paul passa come soldato, cresce. Ma non come un ragazzo della sua età in un altro ambito. Cresce con il bisogno di vivere e la paura della morte nel cuore. Cresce con la guerra. Il secondo obbiettivo del libro è probabilmente descrivere l’atmosfera della Grande Guerra di Posizione. E ci riesce bene grazie alla grande quantità di descrizioni e osservazioni fatte da Paul. Il punto forte del libro sono però le riflessioni dell’adolescente. Lungo tutto il racconto Paul fa una grande quantità di osservazioni che variano di argomento, ruotando però sempre intorno alla guerra. Questo libro mi ha fatto entrare nell’ambiente della guerra di posizione, facendomi respirare la tensione di quel tempo.

Recensione ad opera del vostro Cik